di Angelo Capelli
Arrivare in Valsugana, dopo aver percorso in macchina è come assaporare l'odore dei grandi viaggi. L'unico modo per rendere tollerabile la bellezza che ti avvolge è sfuggirla. Sovvertirla, di modo che non ci sia nessuna condizione di normalità.
E' come cambiare volontariamente il fuso orario, il tempo, lo stato, la percezione delle cose. Passarci di sotto, di fianco, si ha la sensazione di finire in un posto dove nessuno ti avrebbe trovato. In quei posti, persino la miseria scompare, la gioia trionfa.
Si vuole, lì, veramente sparire, quando ci sei, ci sei del tutto, quando non vuoi esserci non ci sei più per nessuno. E un amico grosso, quale l'incanto del colore della regalità della roccia dolomitica, ti salva sempre. Ci si ferma ad un bar.
Quella è la partenza dell'arrivo... del resto ci vuole sempre una locale da dove partire per raccontare. E il racconto di Mythos non vuole seguire l'itinerario classico e sontuoso tutto ben concentrato da Nicoletta Franchini per la locale azienda per il turismo, bensì inseguire e rincorrere le sensazioni, gli aneddoti e le curiosità di questa valle rigorosa e pur piena di intimità e di abbandoni. Levico con il suo lago calmo e solitario ci accoglie. In una simbolica "bolla viva" che galleggia, le immagini ci assalgono.
Maestoso e classico, per l'ambientazione ci accoglie l'Hotel Al Sorriso Greenpark.
A parte l'eleganza architettonica della struttura ciò che colpisce è il parco che a più livelli crea un corpo unico con l'azzurrità del cielo.

